TFR: quanto si accumula ogni anno e come calcolarlo

TFR: che cos’è e perché è importante

Il TFR, Trattamento di Fine Rapporto, è una delle componenti economiche più importanti del rapporto di lavoro dipendente. Matura progressivamente durante gli anni di lavoro e viene normalmente liquidato quando il rapporto termina, salvo i casi in cui venga destinato alla previdenza complementare o gestito secondo le regole previste.

Molti lavoratori sanno di avere diritto al TFR, ma non sempre è chiaro quanto si accumula ogni anno, come si calcola e perché la cifra finale può essere molto diversa da una semplice mensilità di stipendio.

Il principio generale è relativamente semplice. Ogni anno viene accantonata una quota calcolata sulla retribuzione utile del lavoratore. Le somme già accantonate vengono poi rivalutate nel tempo secondo un meccanismo stabilito dalla legge.

Il TFR non deve essere confuso con lo stipendio netto, con la RAL o con un bonus aziendale. È una componente specifica della retribuzione differita.

Capire come funziona è importante per almeno tre ragioni: permette di verificare quanto si sta accumulando, aiuta a confrontare la permanenza del TFR con l’eventuale destinazione a un fondo pensione e consente di stimare quale somma potrebbe essere disponibile alla fine del rapporto.

Vediamo quindi come calcolare il TFR, quanto si accumula ogni anno e quali sono le principali regole da conoscere.

Come si calcola il TFR ogni anno

La regola generale prevista dall’articolo 2120 del Codice civile stabilisce che, per ogni anno di servizio, venga accantonata una quota pari alla retribuzione utile annuale divisa per 13,5.

In forma semplificata:

TFR annuo = retribuzione utile ÷ 13,5

Questo significa che il TFR maturato in un anno corrisponde a circa il 7,41% della retribuzione utile, prima di considerare gli ulteriori meccanismi previsti, compresa la contribuzione destinata al Fondo di garanzia INPS.

Il calcolo reale può quindi differire leggermente dalla semplice divisione matematica, ma la formula rappresenta un riferimento molto utile per capire l’ordine di grandezza.

Quanto TFR si accumula con una RAL di 20.000 euro?

Supponiamo, per semplicità, che l’intera RAL sia utile al calcolo del TFR.

Con una RAL di:

20.000 euro

il calcolo teorico è:

20.000 ÷ 13,5 = circa 1.481 euro

di TFR lordo maturato nell’anno.

Il valore effettivo può essere leggermente diverso in funzione delle voci utili e delle regole applicabili.

TFR con RAL di 25.000 euro

Con una retribuzione utile annua di:

25.000 euro

il calcolo teorico è:

25.000 ÷ 13,5 = circa 1.852 euro.

Questa è la quota di riferimento maturata in un anno prima delle ulteriori componenti previste dal sistema.

TFR con RAL di 30.000 euro

Con una RAL di 30.000 euro:

30.000 ÷ 13,5 = circa 2.222 euro.

Un lavoratore con questa retribuzione può quindi maturare orientativamente poco più di 2.200 euro lordi di TFR in un anno, assumendo per semplicità che l’intera RAL sia utile al calcolo.

TFR con RAL di 35.000 euro

Con 35.000 euro:

35.000 ÷ 13,5 = circa 2.593 euro.

Il TFR cresce quindi progressivamente con l’aumentare della retribuzione utile.

TFR con RAL di 40.000 euro

Con una retribuzione utile di:

40.000 euro

il calcolo teorico è:

40.000 ÷ 13,5 = circa 2.963 euro.

In dieci anni, senza considerare rivalutazioni, variazioni salariali e altre componenti, la somma sarebbe già vicina ai 30.000 euro.

TFR con RAL di 50.000 euro

Con una RAL teoricamente utile di 50.000 euro:

50.000 ÷ 13,5 = circa 3.704 euro.

Su periodi di lavoro lunghi la differenza rispetto alle RAL inferiori diventa molto significativa.

TFR con RAL di 60.000 euro

Con 60.000 euro:

60.000 ÷ 13,5 = circa 4.444 euro.

Anche qui bisogna ricordare che il calcolo reale deve essere fatto sulla retribuzione utile ai fini TFR, che non coincide necessariamente in maniera perfetta con la RAL contrattuale.

Tabella: quanto TFR si accumula in un anno

Retribuzione utile annuaTFR teorico annuo
20.000 €circa 1.481 €
25.000 €circa 1.852 €
30.000 €circa 2.222 €
35.000 €circa 2.593 €
40.000 €circa 2.963 €
45.000 €circa 3.333 €
50.000 €circa 3.704 €
60.000 €circa 4.444 €

I valori sono teorici e servono per comprendere l’ordine di grandezza.

La RAL è sempre uguale alla retribuzione utile TFR?

No.

Questo è un punto molto importante.

La RAL rappresenta la retribuzione annua lorda contrattuale, mentre la retribuzione utile ai fini TFR viene determinata secondo le regole previste dalla legge e dal contratto applicato.

Alcune componenti della retribuzione possono concorrere al TFR, altre possono essere escluse.

Per questo la formula:

RAL ÷ 13,5

è molto utile per una stima, ma non sempre restituisce il valore esatto.

Quali voci entrano nel TFR?

In linea generale possono concorrere alla retribuzione utile diverse componenti corrisposte in maniera non occasionale.

Tra queste possono rientrare, a seconda del contratto e della natura della voce:

  • paga base;
  • superminimo;
  • scatti di anzianità;
  • alcune indennità;
  • tredicesima;
  • eventuale quattordicesima;
  • altre componenti retributive continuative.

Il trattamento delle singole voci deve però essere verificato caso per caso.

Straordinari e TFR

Gli straordinari possono avere un trattamento diverso a seconda della loro natura e continuità.

Non è corretto assumere automaticamente che qualsiasi ora straordinaria entri sempre nella base TFR.

Se una componente viene corrisposta in maniera continuativa può assumere una rilevanza differente rispetto a un pagamento puramente occasionale.

Il CCNL e la situazione concreta sono quindi fondamentali.

Bonus e TFR

Anche i bonus devono essere analizzati in base alla loro natura.

Un premio occasionale può avere un trattamento diverso rispetto a una componente retributiva fissa e continuativa.

Per capire se un determinato bonus concorra al calcolo del TFR bisogna verificare le regole applicabili.

Tredicesima e TFR

La tredicesima può concorrere alla retribuzione utile TFR secondo le regole previste.

Questo è importante perché, quando si calcola il TFR partendo dalla normale retribuzione mensile, bisogna ricordare che la retribuzione annuale può comprendere anche le mensilità aggiuntive.

Per questo utilizzare direttamente la RAL come prima stima può essere più intuitivo.

Quattordicesima e TFR

Lo stesso ragionamento può valere per la quattordicesima quando prevista dal contratto e utile ai fini del calcolo.

La presenza di 13 o 14 mensilità non significa necessariamente avere un TFR maggiore a parità di RAL, perché conta soprattutto la retribuzione annuale utile complessiva.

Quanto TFR si accumula in 5 anni?

Supponiamo una retribuzione utile costante di:

30.000 euro annui.

La quota teorica annuale è circa:

2.222 euro.

In cinque anni, ignorando per semplicità la rivalutazione:

2.222 × 5 = circa 11.110 euro.

Il valore reale sarà differente perché le quote accumulate vengono rivalutate nel tempo e la retribuzione può aumentare.

Quanto TFR si accumula in 10 anni?

Con la stessa retribuzione utile di 30.000 euro:

2.222 × 10 = circa 22.220 euro

prima di considerare la rivalutazione.

Con 40.000 euro di retribuzione utile:

2.963 × 10 = circa 29.630 euro.

Con 50.000 euro:

3.704 × 10 = circa 37.040 euro.

Sono cifre che mostrano quanto il TFR possa diventare importante nel corso di una carriera.

Quanto TFR si accumula in 20 anni?

Sempre ignorando temporaneamente rivalutazione e aumenti salariali:

con 30.000 euro annui:

circa 44.440 euro

con 40.000 euro:

circa 59.260 euro

con 50.000 euro:

circa 74.080 euro.

Nella realtà, su vent’anni, la rivalutazione e le variazioni della retribuzione possono modificare sensibilmente il risultato.

Come viene rivalutato il TFR?

Le quote di TFR già maturate vengono rivalutate ogni anno secondo un meccanismo stabilito dalla legge.

Il coefficiente comprende:

una componente fissa dell’1,5%

più

il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo ISTAT previsto come riferimento dalla normativa.

Questo significa che la rivalutazione aumenta nei periodi di maggiore inflazione.

Esempio di rivalutazione

Supponiamo, in maniera semplificata, che il tasso di inflazione rilevante sia del 2%.

La componente variabile sarebbe:

2% × 75% = 1,5%.

A questa si aggiunge la quota fissa:

1,5% + 1,5% = 3%.

Il TFR accumulato verrebbe quindi rivalutato secondo il coefficiente risultante.

L’esempio serve esclusivamente per mostrare il funzionamento del meccanismo.

La quota maturata nell’anno viene rivalutata subito?

La rivalutazione riguarda il TFR già accantonato secondo le regole previste.

La quota maturata nell’anno segue il meccanismo temporale stabilito dalla normativa.

Per calcoli pluriennali precisi non basta quindi moltiplicare semplicemente la quota annuale per gli anni.

Bisogna applicare la rivalutazione periodo per periodo.

TFR e inflazione

Il meccanismo di rivalutazione serve proprio a proteggere almeno parzialmente il valore del capitale accumulato dall’aumento dei prezzi.

Se l’inflazione cresce, aumenta anche la componente variabile della rivalutazione.

Il TFR non segue però integralmente l’inflazione, perché viene utilizzato soltanto il 75% della variazione rilevante oltre alla componente fissa.

Il TFR viene tassato?

Sì.

Il TFR non viene normalmente tassato come una normale mensilità attraverso l’IRPEF ordinaria del periodo.

È soggetto a un meccanismo di tassazione separata, regolato dalla normativa fiscale.

Lo scopo è evitare che il pagamento in un’unica soluzione di una somma accumulata in molti anni venga trattato semplicemente come reddito ordinario di un solo anno.

TFR lordo e TFR netto

Quando nel cedolino o nei conteggi compare il TFR maturato si parla normalmente di importi lordi.

La somma effettivamente ricevuta alla cessazione sarà inferiore dopo la tassazione applicabile.

Non esiste una percentuale netta universale valida per tutti.

La tassazione dipende dal meccanismo previsto e dalla storia reddituale del lavoratore.

Quanto è tassato il TFR?

Non è corretto rispondere indicando una singola aliquota fissa.

La tassazione separata viene calcolata secondo regole specifiche che tengono conto del reddito di riferimento.

Per questo il netto del TFR può cambiare tra lavoratori con importi lordi simili.

Quando viene pagato il TFR?

Nel settore privato il TFR viene normalmente liquidato alla cessazione del rapporto, secondo i tempi tecnici e contrattuali applicabili.

La cessazione può derivare da:

  • dimissioni;
  • licenziamento;
  • pensionamento;
  • scadenza del contratto;
  • altra causa di termine del rapporto.

La spettanza del TFR non dipende dal motivo ordinario della cessazione: quanto maturato resta dovuto secondo le regole applicabili.

Se mi dimetto ho diritto al TFR?

Sì.

Le dimissioni non comportano la perdita del TFR maturato.

Il lavoratore ha diritto alle somme accumulate fino alla cessazione.

Lo stesso vale in linea generale per il licenziamento.

Cosa succede cambiando lavoro?

Quando termina un rapporto, il TFR maturato viene liquidato o gestito secondo la destinazione scelta.

Con il nuovo datore di lavoro inizierà una nuova maturazione.

Se invece il TFR è destinato a un fondo pensione, le somme seguono le regole della previdenza complementare.

TFR lasciato secondo il regime ordinario o fondo pensione?

Questa è una delle decisioni più importanti legate al TFR.

Il lavoratore può trovarsi di fronte alla scelta tra mantenere il TFR secondo il regime previsto dalla legge oppure destinarlo alla previdenza complementare, in base alle modalità applicabili.

Le due soluzioni hanno caratteristiche molto differenti.

Il TFR ordinario dispone del meccanismo di rivalutazione stabilito dalla legge.

Il fondo pensione investe invece le somme nei mercati finanziari secondo il comparto scelto.

Il fondo pensione può rendere di più?

Potenzialmente sì, soprattutto su orizzonti temporali lunghi, ma comporta un rendimento che dipende dall’andamento degli investimenti e non è garantito nello stesso modo del meccanismo di rivalutazione del TFR.

Il risultato dipende da:

  • comparto scelto;
  • durata dell’investimento;
  • costi;
  • andamento dei mercati;
  • profilo di rischio.

Non è quindi corretto affermare che il fondo pensione sia sempre più conveniente.

Il contributo del datore di lavoro può cambiare il confronto

Uno degli elementi più importanti a favore di alcuni fondi pensione negoziali è la possibilità di ricevere un contributo aggiuntivo del datore di lavoro quando il dipendente versa la quota prevista.

Supponiamo che il lavoratore versi una piccola percentuale della retribuzione e che l’azienda aggiunga un proprio contributo.

Quella somma rappresenta un beneficio aggiuntivo che non sarebbe disponibile mantenendo semplicemente il TFR fuori dal fondo.

Per questo il confronto deve considerare anche questo elemento.

TFR e deduzione fiscale del fondo pensione

I contributi versati alla previdenza complementare possono beneficiare, entro i limiti previsti, della deducibilità fiscale.

Questo può ridurre il reddito imponibile IRPEF.

Il TFR conferito al fondo segue invece regole specifiche e non va confuso con i contributi volontari deducibili.

Quando si valuta la convenienza della previdenza complementare bisogna quindi distinguere:

TFR

contributo personale

contributo del datore di lavoro.

Posso chiedere un anticipo del TFR?

In determinate condizioni è possibile richiedere un’anticipazione del TFR.

La normativa prevede specifici requisiti e limiti.

Tradizionalmente, per il TFR mantenuto secondo il regime ordinario, possono essere previste anticipazioni per determinate esigenze, come alcune spese sanitarie o l’acquisto della prima casa, rispettando condizioni specifiche.

Il datore di lavoro può essere soggetto anche a limiti sul numero di anticipazioni concedibili.

Quanto posso chiedere di anticipo?

In determinate condizioni l’anticipazione può arrivare fino al 70% del TFR maturato, ma devono essere rispettati i requisiti previsti.

Non si tratta quindi di una somma liberamente prelevabile in qualsiasi momento.

Per un caso concreto è necessario verificare anzianità, motivo della richiesta e disciplina applicabile.

TFR nel fondo pensione: anticipazioni diverse

Se il TFR è stato destinato a un fondo pensione, le regole per ottenere anticipazioni sono quelle della previdenza complementare.

Possono essere previste percentuali e requisiti differenti a seconda della finalità.

È quindi importante non confondere l’anticipazione del TFR mantenuto nel regime ordinario con quella della posizione previdenziale complementare.

Dove vedo il TFR in busta paga?

Molti cedolini contengono una sezione dedicata al TFR.

Le informazioni possono comprendere:

  • quota maturata nel mese;
  • quota maturata nell’anno;
  • fondo TFR precedente;
  • rivalutazione;
  • totale accumulato.

La struttura dipende dal software paghe utilizzato.

Come controllo se il TFR è corretto?

Un primo controllo può essere effettuato confrontando la retribuzione utile con la quota maturata.

Come riferimento:

retribuzione utile annua ÷ 13,5

fornisce una prima stima.

Se il risultato riportato è molto diverso bisogna capire se alcune componenti retributive sono escluse oppure se esistono altri elementi nel calcolo.

Perché il TFR in busta paga può sembrare basso?

Perché il TFR si accumula mese dopo mese.

Con una RAL di 30.000 euro il TFR annuale teorico è circa 2.222 euro.

Dividendo grossolanamente per dodici otteniamo:

circa 185 euro al mese.

Una quota mensile di questo ordine può sembrare bassa, ma su dieci o vent’anni diventa una somma molto significativa.

TFR e aumento di stipendio

Se la retribuzione utile aumenta, aumenta anche la quota di TFR maturata successivamente.

Supponiamo di passare da:

RAL 30.000 euro

a

RAL 40.000 euro.

La quota teorica annuale passa da circa:

2.222 euro

a

2.963 euro.

La differenza è di circa:

741 euro di TFR in più ogni anno

assumendo, per semplicità, che l’intera RAL sia utile.

TFR e superminimo

Se il superminimo rientra nella retribuzione utile ai fini TFR, un aumento del superminimo può incrementare anche il TFR maturato.

Questo è uno dei motivi per cui un aumento della RAL ha un valore maggiore rispetto al semplice incremento del netto mensile.

Può infatti incidere anche su componenti differite.

TFR e bonus

Un bonus non produce necessariamente lo stesso effetto.

Se è occasionale oppure segue un trattamento specifico, potrebbe non concorrere integralmente alla base TFR.

Per questo, quando si confronta:

aumento della RAL

contro

bonus una tantum

bisogna valutare anche questo aspetto.

RAL più alta o bonus: effetto sul TFR

Immaginiamo due possibilità:

+5.000 euro di RAL permanente

oppure

bonus annuale di 5.000 euro non garantito.

L’aumento della RAL può produrre effetti non solo sul netto ma anche sulla futura maturazione del TFR, oltre che su altre componenti eventualmente collegate alla retribuzione.

Il bonus potrebbe invece non produrre gli stessi effetti.

Per questo una crescita strutturale della RAL ha generalmente un valore professionale più ampio.

Quanto TFR dopo 30 anni?

Facciamo un esempio puramente teorico con retribuzione utile costante.

Con 30.000 euro:

2.222 × 30 = circa 66.660 euro

prima della rivalutazione.

Con 40.000 euro:

2.963 × 30 = circa 88.890 euro.

Con 50.000 euro:

3.704 × 30 = circa 111.120 euro.

Nella realtà una simulazione trentennale deve considerare aumenti salariali, rivalutazioni e possibili cambi di lavoro.

Il TFR si perde se l’azienda fallisce?

Esiste un Fondo di garanzia INPS che, in presenza dei requisiti previsti, può intervenire per il pagamento del TFR e di determinate ultime retribuzioni quando il datore di lavoro è insolvente.

Le condizioni variano in base alla situazione e alla procedura applicabile.

È quindi errato pensare che il TFR sia automaticamente perso in caso di fallimento dell’impresa.

TFR e cambio di CCNL

Se cambia il contratto collettivo applicato, possono cambiare alcune componenti retributive e quindi la base futura del TFR.

Quanto già maturato non scompare.

Il nuovo trattamento incide sulla maturazione successiva secondo le regole applicabili.

TFR e part-time

Anche il lavoratore part-time matura TFR.

La quota è naturalmente collegata alla retribuzione utile effettivamente percepita.

Un dipendente part-time con retribuzione annuale di 15.000 euro avrebbe, come stima teorica:

15.000 ÷ 13,5 = circa 1.111 euro di TFR annuo.

TFR e contratto a tempo determinato

Anche un lavoratore a tempo determinato matura TFR.

Alla scadenza del contratto, la quota maturata viene normalmente liquidata con le competenze finali secondo i tempi applicabili.

Non è necessario avere un contratto a tempo indeterminato per maturare il trattamento.

TFR e apprendistato

Anche l’apprendista matura TFR.

L’importo è proporzionato alla retribuzione utile percepita durante il rapporto.

Poiché la retribuzione dell’apprendista può aumentare nel corso del periodo formativo, anche il TFR maturato annualmente può crescere progressivamente.

TFR e periodo di prova

Anche durante il periodo di prova il rapporto di lavoro produce normalmente le componenti retributive previste, compreso il TFR maturato secondo le regole applicabili.

Se il rapporto termina durante la prova, quanto maturato fino a quel momento viene conteggiato nella liquidazione finale.

Cosa controllare quando termina il rapporto di lavoro

Alla cessazione conviene verificare attentamente:

  • ultima retribuzione;
  • ferie residue;
  • permessi;
  • ratei di tredicesima;
  • eventuale quattordicesima;
  • TFR;
  • premi spettanti;
  • altre competenze.

Il cedolino finale può quindi essere molto più complesso rispetto a una normale busta paga.

Quando arriva il TFR dopo le dimissioni?

Nel settore privato non esiste necessariamente un unico giorno valido per qualsiasi rapporto.

I tempi dipendono dall’elaborazione della cessazione, dal CCNL e dalle modalità aziendali.

In molti casi il TFR viene liquidato con il cedolino di chiusura o nelle settimane successive.

Se il pagamento tarda eccessivamente è opportuno chiedere chiarimenti al datore o al consulente.

TFR nel pubblico impiego: attenzione alle differenze

Il trattamento di fine servizio o rapporto dei dipendenti pubblici può seguire tempistiche e regole specifiche differenti rispetto al settore privato.

Questo articolo è concentrato soprattutto sul TFR dei lavoratori dipendenti privati.

Chi lavora nella Pubblica Amministrazione deve quindi verificare la disciplina specifica della propria posizione.

Quanto TFR avrò? Metodo rapido

Per una prima stima puoi seguire tre passaggi.

1. Individua la retribuzione annua utile.

2. Dividila per 13,5.

3. Moltiplica la quota per gli anni di lavoro, tenendo presente che si tratta soltanto di una semplificazione perché bisogna poi considerare rivalutazione e variazioni salariali.

Esempio:

RAL utile 30.000 euro

30.000 ÷ 13,5 = 2.222 euro circa all’anno

Dopo 10 anni:

circa 22.220 euro + rivalutazioni

prima della tassazione.

Tabella: TFR teorico dopo 10 anni

Ignorando rivalutazione e aumenti salariali:

Retribuzione annua utileTFR annuoDopo 10 anni
20.000 €1.481 €14.810 €
25.000 €1.852 €18.520 €
30.000 €2.222 €22.220 €
35.000 €2.593 €25.930 €
40.000 €2.963 €29.630 €
50.000 €3.704 €37.040 €
60.000 €4.444 €44.440 €

Il capitale effettivo può risultare maggiore grazie alla rivalutazione.

TFR e pensione: qual è il collegamento?

Il TFR e la pensione obbligatoria sono due cose differenti.

Il TFR è una somma maturata nel rapporto di lavoro.

La pensione INPS dipende invece dai contributi previdenziali.

Il collegamento nasce soprattutto quando il lavoratore decide di destinare il TFR a un fondo pensione, trasformandolo in uno strumento di previdenza complementare.

Conviene lasciare il TFR o metterlo nel fondo pensione?

Non esiste una risposta identica per tutti.

Bisogna considerare:

  • età;
  • anni alla pensione;
  • propensione al rischio;
  • rendimento atteso;
  • costi del fondo;
  • contributo del datore di lavoro;
  • tassazione;
  • necessità di liquidità.

Per un lavoratore giovane con molti anni davanti, la previdenza complementare può avere vantaggi importanti, soprattutto se è previsto un contributo aziendale.

Ma la scelta deve essere valutata attentamente.

FAQ sul TFR

Come si calcola il TFR?

In forma semplificata, ogni anno si divide la retribuzione utile per 13,5. Le quote accumulate vengono poi rivalutate secondo il meccanismo previsto dalla legge.

Quanto TFR si accumula con 30.000 euro di RAL?

Assumendo per semplicità che tutta la RAL sia utile, circa 2.222 euro lordi all’anno, prima degli ulteriori aggiustamenti previsti.

Quanto TFR si accumula in 10 anni?

Con una retribuzione utile costante di 30.000 euro, circa 22.220 euro prima della rivalutazione. Il valore reale può essere superiore.

Il TFR viene tassato?

Sì. Alla liquidazione è soggetto al regime fiscale previsto, generalmente attraverso la tassazione separata.

Se mi dimetto perdo il TFR?

No. Il TFR maturato spetta anche in caso di dimissioni.

Posso chiedere un anticipo?

In presenza dei requisiti previsti dalla normativa può essere possibile richiedere un’anticipazione, normalmente entro limiti specifici.

Il TFR è compreso nella RAL?

Il TFR non deve essere confuso con la RAL indicata come retribuzione annua corrente. Matura separatamente secondo le regole previste sulla retribuzione utile.

Conclusione

Il TFR è una forma di retribuzione differita che può raggiungere cifre importanti nel corso della carriera.

Il principio di base è semplice: ogni anno viene accantonata una quota ottenuta dividendo la retribuzione utile per 13,5.

Con una retribuzione utile di 30.000 euro si maturano quindi orientativamente circa 2.222 euro lordi all’anno; con 40.000 euro circa 2.963 euro; con 50.000 euro circa 3.704 euro.

Le quote già accumulate vengono inoltre rivalutate nel tempo attraverso un coefficiente composto da una parte fissa dell’1,5% e da una componente collegata all’inflazione.

Il capitale finale non corrisponde però semplicemente alla somma delle quote annuali, perché bisogna considerare rivalutazione, eventuali aumenti della retribuzione e tassazione alla liquidazione.

È inoltre importante distinguere il TFR dalla RAL e dallo stipendio netto. Sono tre componenti differenti della remunerazione del lavoratore.

Infine, chi valuta la destinazione del TFR alla previdenza complementare dovrebbe considerare anche rendimento potenziale, costi, fiscalità e soprattutto l’eventuale contributo aggiuntivo del datore di lavoro, che può incidere in modo significativo sulla convenienza complessiva.

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